DALLA MENOPAUSA ALL’INCONTINENZA: ECCO COME SI MANIFESTA (E SI CONTRASTA) LA SINDROME GENITOURINARIA

Pubblicato il 28.07.2018

Guardando ai  fattori di rischio dell’incontinenza urinaria, le donne hanno più probabilità di dover affrontare problemi di questo genere. Perché?

Il tipo e il numero di gravidanze ha sicuramente un ruolo, al pari di altre condizioni, ma sono soprattutto gli  ormoni (e la loro presenza, o riduzione) a creare delle situazioni che possono sfociare nell’incontinenza urinaria.

Diversi studi hanno provato per esempio a indagare il  legame tra la menopausa e l’atrofia vulvovaginale, che più correttamente dovrebbe essere definita “ Sindrome genito-urinaria”; questa ha tra le possibili conseguenze proprio la perdita involontaria di urina, ma quali sono le sue cause?

Il  calo verticale nella presenza di ormoni estrogeni e di testosterone, che si accompagna al sopraggiungere della menopausa, porta a soffrire della cosiddetta “ secchezza vaginale”, una situazione che riguarda più del 40% delle donne a 5 anni dalla menopausa e la quasi totalità di esse a 10 anni di distanza.

Questo accade perché, durante la vita fertile di una donna, gli estrogeni hanno - tra le tante - anche la funzione di  regolatori del ricambio delle cellule della vagina (ossia sollecitano la sostituzione delle cellule più datate con altre nuove) e stimolano la nutrizione dei suoi tessuti mantenendoli “attivi” ed efficaci nelle loro funzioni.

Quando, per motivi fisiologici legati all’invecchiamento, il sopraggiungere della menopausa metaforicamente “chiude i rubinetti” della produzione di estrogeni, viene meno un regolatore fondamentale dei tessuti della vagina: diminuiscono l’idratazione, la  presenza di collagene e di acido ialuronico, e le fibre muscolari si indeboliscono.

Anche le piccole labbra, il vestibolo e la mucosa vaginale si assottigliano e diventano più pallide (chiaro sintomo del fatto che sono meno irrorate dal sangue), e si riducono anche le secrezioni che concorrono alla  lubrificazione vaginale.

Per questo, dopo la menopausa le donne corrono via via sempre di più il rischio di avvertire  secchezza e diversi sintomi quali bruciore intimo, irritazioni, dolore durante i rapporti sessuali (specialmente nella prima fase della penetrazione).

Oggi sappiamo che la degenerazione progressiva che investe i tessuti della vagina  riguarda anche la vescica e l’uretra. Per questo è più corretto parlare di sindrome genitourinaria della menopausa (o GSM,  Genitourinary Syndrome of the Menopause, da una definizione di Portman e Gass datata 2014).

Studi successivi hanno rivelato che all’origine di questo coinvolgimento ci sono la comune origine embrionale della vagina e della vescica e la stessa sensibilità agli ormoni sessuali, oltre al fatto che condividono parte dell’innervazione.

La menopausa è sicuramente “la” causa scatenante principale di questa sindrome genitourinaria, ma ci sono  situazioni e comportamenti che possono aumentare il rischio di soffrire di questa problematica.

In particolare,  il fumo ha conseguenze negative perché riduce la produzione di estrogeni e limita l’afflusso di ossigeno alle cellule (della vagina, della vescica e non solo); ancora, è stato riscontrato un rischio di GSM più alto per le  donne che non hanno avuto parti vaginali.

Le conseguenze a carico dell’apparato urinario della sindrome genitourinaria della menopausa vanno dal bruciore durante la minzione a una vera e propria  urgenza minzionale, ma è frequente anche una cistite che si può manifestare in particolare entro le 72 ore dopo i rapporti sessuali (in questo caso si parla di  cistite post-coitale).

Come abbiamo visto, la scoperta del legame tra la secchezza vaginale post menopausa e l’incontinenza urinaria è piuttosto recente; ancora troppo spesso, infatti, tante donne imputano queste condizioni all’invecchiamento (il che in parte è corretto) e ritengono che si risolveranno con il passare del tempo, quindi evitano di rivolgersi al medico.

In realtà  il tempo è un “nemico” della cura di queste situazioni, che possono essere contrastate con efficacia solo se vengono affrontate tempestivamente nella maniera corretta.

La cura più efficace della sindrome genitourinaria della menopausa è quella ormonale, con estrogeni locali e - in situazioni particolari - anche con del testosterone, sempre applicato localmente.

Anche l’acido ialuronico, il gel al colostro, creme fitoterapiche e il laser vaginale hanno dimostrato di avere un impatto positivo, ma in ogni caso prima di intraprendere un percorso di terapia è necessario  consultare il proprio medico di fiducia.

Un metodo che consente di  prevenire e arginare la sindrome genitourinaria della menopausa, invece, è la pratica dell’attività sessuale, con o senza partner: grazie a essa, infatti, aumenta l’afflusso di sangue ai tessuti della vagina e della vescica, che così si mantengono più elastici e vitali.

Evitando di sottovalutare i sintomi, e cercando di avere una vita (anche intima) attiva per quanto possibile, la sindrome genitourinaria della menopausa diventa un nemico che le donne possono affrontare con meno disagio e maggiore serenità.

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(FONTE:www.incontinenzaonline.com)

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